Che Vincenzo Nibali provasse a vincere questo Giro dell’Oman in tutti modi possibili e immaginabili era prevedibile, ma che non ci riuscisse a causa di un suo compagno di squadrache gli “ruba” un abbuono in un traguardo volante era davvero difficile immaginarlo. Questa la cronaca del “misfatto”: dopo 53 km dal via c’è un sprint intermedio che dà 3” di abbuono al primoclassificato, 2” al secondo e 1” al terzo; a Nibali basterebbe classificarsi terzo per guadagnareproprio quel secondino di distacco che ha da Velits e poi, grazie ad una migliore classifica a punti,sfilare la maglia di leader dalle spalle dello slovacco e tornare a casa contento e felice. Semplice no? In teoria si, ma un po’ meno nella pratica. Ma torniamo a noi, la Liquigas - Cannondale si mette a tirare in testa al gruppo per preparare la volata al suo capitano, Tom Boonen sprinta (per “difendere” la leadership del suo compagno Peter Velits) e vince, terzo Sagan, quarto Nibali e addio sogni di gloria. Peccato davvero per questo “misunderstanding”, perché per il siciliano la conquista di questa terza edizione del Tour of Oman sarebbe stata proprio la ciliegina sulla torta,dopo essere tornato alla vittoria dominando la tappa di ieri. Ma riuscirà sicuramente a rifarsi nel corso dell’anno, ha un eccellente condizione di forma e dalla Tirreno-Adriatico in poi di obbiettivi da centrare ce ne sono veramente tanti.

La tappa di oggi (Al Khawd - Matrah Corniche: 130.5 km) è stata vinta da Marcel Kittel davanti a Sagan e Tyler Farrar, con i nostri Daniel Oss e Andrea Guardini che si sono piazzati, rispettivamente, al sesto e al nono posto. La classifica generale, come detto, non subisce nessuna variazione e Peter Velits succede nell’albo d’oro a Fabian Cancellara (2010) e Robert Gesink(2011). Adesso che è calato il sipario sul Giro dell’Oman, possiamo fare alcune brevi considerazioni conclusive: abbiamo avuto le conferme di Greipel, Kittel e Sagan, ritrovato Nibali e “scoperto” dei giovani interessanti come i francesi Nacer Bouhanni e Tony Galloppin oltre all’olandese Slagter,del quale se ne parla un gran bene.